Ho conosciuto Ramon nel modo migliore: con uno scambio intellettuale purissimo, prima ancora di incontrarlo. All’inizio del 2008 stavo facendo – su Radio Due – una lunga trasmissione su Vincent van Gogh, venti puntate di mezz’ora l’una. Soltanto poco più di un anno dopo, incontrandolo a Palermo, ho saputo che Ramon ascoltava quella trasmissione e che addirittura avevo influenzato la sua pittura. Non io, in realtà, ma van Gogh, del quale ero riuscito a trasmettergli lo struggimento per l’arte: uno struggimento che, del resto, Ramon aveva già dentro di sé.Ora, nelle sue opere, si vedono chiare citazioni vangogghiane: non scimmiottature, ma interpretazioni filtrate dalla sua sensibilità di giovane artista esaltato dall’impegno per la pittura quanto coinvolto dalla vita politica e sociale che lo circonda.

  Giovanissimo, Ramon crescerà: oh sì, che crescerà.

Giordano Bruno Guerri             22 dicembre 2009     

GIORDANO BRUNO GUERRI

ANTONIO MATASSO Giornalista de “Il Siciliano”

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 martedì 6 aprile 2010 alle ore 3.32 | Modifica nota | Elimina

( Ramon Hamidi è un artista capace di creare atmosfere oniriche, malinconiche e criptiche, avvicinabili alla dimensione visionaria del migliore surrealismo. Una pittura che, con colori pastello, racconta un mondo in cui la realtà è filtrata dall’animo e dal vissuto dell’artista. Dietro la lente visiva dell’illusione, esperienze surrealiste e metafisiche si fondono nelle sue tele come a voler sorprendere chi crede di poter inquadrare Ramon in uno stile preconfezionato. Il risultato delle sue opere è l’impatto con un gesto pittorico scevro da qualsivoglia controllo “ex ante”, funzionale al risultato ultimo. Un talento spontaneo e pulito, libero da ogni tipo di contaminazione accademica e accompagnato da una travolgente forza compositiva, che coinvolte completamente il fruitore dell’opera in un’esperienza soggettiva multisensoriale.ANTONIO MATASSOGiornalista de “Il Siciliano”

Nella pittura il giovane Ramon realizza se stesso ,trovando una collocazione ai suoi ideali,aggiungendo la possibilità di un colloquio libero che si svolge nella panoramica generale della sua produzione,il suo stile del tutto personale e singolare,acuto osservatore di ogni elemento d'ambiente che entra in sintonia con la sua creatività,ramon ne capta i valori emozionali,rielaborando forme e colori con proporzionate modulazioni di luci e di toni.Raffigura soggetti tradizionali e figurativi,che in realtà sono immagini care al ricordo.L'amore ,per la vita , per l'incanto paesaggistico,per la natura e la sua forza prorompente caratterizzano l'operato artistico di Ramon hamidi,aiutandolo a comporre con la disinvoltura e il talento di una grande personalità artistica. Salvatore Ganci.

Critico D’arte TOTO’ GANCI

RAMON HAMIDI E' NATO A PALERMO IL 31-05-1986, DI ORIGINE ITALO-IRANIANA SEPPUR GIOVANISSIMO RAMON E' UN'ARTISTA GIA' BEN AFFERMATO IN ITALIA, CON DIVERSE MOSTRE A SUO CARICO. LE SUE OPERE BELLISSIME ED ORIGINALISSIME SONO STATE NOTATE DA DIVERSI CRTITICI E PERSONAGGI TRA CUI: VITTORIO SGARBI GIORGIO BARASSI GIORDANO BRUNO GUERRI RAFFAELLO TONON MARCELLO FRANCESCO SCORSONE TOMMASO ROMANO ALFREDO RICCARDO ONETO SARAH VESCO FRANCESCO GALLO ANDREA DIPRE’ MARIATERESA PRESTIGIACOMO (giugno) MARINO SERGIO CALABRESE MASSIMO SCIORTINO ALDO DI MAURO IL SUO SITO E' <span>http://www.hamidiramon.com/</span>

Scrittrice Sabrina Michela Puma

Ramon Hamidi, tra presente e futuro



Le forme già presenti nell’inconscio collettivo risultano di facile comprensione e forniscono un senso di sicurezza ...ma se l’uomo non si sperimentasse continuamente, finirebbe il suo ciclo cibandosi di se stesso.

Il processo Pittorico e Artistico del giovane Hamidi, riporta allo stato primordiale del segno, conquistato con un’evoluzione che non rinuncia all’accaduto, ma avviene in compartecipazione totalitaria con il presente e non solo. Il vecchio mito letterario dell'Artista maledetto è spesso collegato alla follia ma se paradossalmente l'Artista, in senso lato, è troppo libero, può rischiare di non concentrarsi, incappando in un'immaturità di tipo adolescenziale che nel tempo diverrà poco proficua. Coinvolgere lo spettatore per Ramon Hamidi, è quindi anche un’attitudine mentale oltre che di possesso, inteso quest’ultimo come dominio sull’immagine stessa, che l’Artista ottiene sia dalle personali capacità tecniche, sia dal suo interiore in perenne conflitto, rappresentativo e forse premonitore del delirio collettivo e individuale sia di ieri oggi e domani.

Se le avanguardie storiche ci portavano a ripetute intrusioni della novità sul piano Artistico, l’estetica proposta dall’emergente Ramon Hamidi, di origini persiane e siciliane, prospetta una personalissima azione pittorica, incredibilmente potente sia nella procedura tecnica che nella poetica, una denuncia la sua, sì personale ma anche profondamente universale, comunicata e comunicabile in tutte le lingue. Se la Transavanguardia ha da tempo concluso il suo percorso, l’efficace proposta di Hamidi, è quindi data da un’incursione nel suo e nostro attuale che già coglie e propone il futuro. E’ questo il compito dell’Artista che mai deve trarre convenienza dalla retorica sublimale a se stessa ma deve introdurci e guidarci nell’impatto a volte scomodo, altre accogliente.

Vale la pena soffermarsi sull’aspetto Naïf, nel quale l’Artista Hamidi, provocatoriamente ama collocarsi. Una provocazione e una sfida la sua, alla retorica sia procedurale che lirica, che spesso si rintraccia in alcuni Accademici. Nell’Arte, la corrente Naïf individua una creazione non sostenuta da un iter formativo professionale. Decontestualizzandosi dalle correnti artistiche e di pensiero, l’Artista Naïf quindi rincorre la personale inclinazione. Questo per sommi capi perché non si possono non citare Metelli, Viva, Passotti, Ghizzardi e Covili e ovviamente Antonio Ligabue, indubbiamente il personaggio principale e geniale della pittura Naïf, che nella suo essere infermo nella depressione e rinchiuso nel suo mondo spesso psicotico, ha rintracciato il segnale della genialità. Se Il Pittore Hamidi sfida senza barriere protettive un certo tipo di Arte, la spiegazione è da ricercare nella sicurezza anche stilistica che lo contraddistingue, nella assoluta capacità di estraniarsi da contesti stabiliti spesso da chi ha in mano il mercato dell’Arte Pittorica, dall’insieme coloristico sorvegliato sia dall’istinto che dalla ragione, da una progressiva ricostruzione di quanto deve essere l’Arte che più gli è congeniale, quella Pittorica.

Con Ramon Hamidi, sta nascendo una nuova corrente Artistica che include la Techne greca, comunicando la Pittura anche come fosse energia Teatrale, il colore come riconoscimento primario, la composizione come un racconto sia primitivo che placato, il coinvolgimento dell’insieme come indissolubile richiamo al gesto originale.

Ernesta Galeoni

Drammaturga Regista

Presidente Associazione Culturale MUSENCANTE - Teatro degli Archi di Roma

del quale è anche il Direttore Artistico

Conduttrice e ideatrice programmi RadioTelevisivi

Counselor in Psicologia Applicata


Per Ramon Hamidi, Roma 24 novembre 2009

Tra presente e futuro ( Critica su Ramon ) Ernesta Rita Galeoni

RAMON HAMIDI


Cercare una tradizione oggi, fissare un punto d’arrivo dell’arte del nostro tempo è una fatica di Sisifo. Chi si ostina in questa ricerca, non può che trovare un cadavere di terra cotta, solcato da fratture profonde che sono quelle delle ricerche e dei millenni; a toccarlo si sgretola in mille pezzi. Questi frammenti non più coesi non più uno, disordinati, atomizzati, sono gli artisti. Ognuno ha la sua storia e la rammemora nel contenuto della sua opera. La memoria di Ramon Hamidi ha radici lontane, le sue trame compongono un tessuto vasto che comprende insieme un passato ormai remoto che rivive di nuova attualità e si fonde con la migliore tradizione artistica del 900’. La sua opera è segnata da una grandiosa capacità compositiva, riesce a sintetizzare in un quadro il mondo e la storia, non in un ordine che presupporrebbe una presa di posizione, ma in un equilibrio che è propria del talento dell’artista, che catalizza in se la memoria del mondo e la rielabora nell’opera con l’armonia che emerge dalla sua esperienza. Ramon sa compiere acrobazie compositive in cui una molteplicità di forme, sono messe in teatro sullo sfondo di una scenografia metafisica; sul palcoscenico esse parlano tutte contemporaneamente, il fruitore non può che porsi all’ascolta d’ognuna di esse ed entrare in quella dimensione oltre il reale, che è il luogo fantastico dove vive la fantasia dell’ artista. Ramon mette in composizione anche il colore; la sua “sapienza istintiva” lo fa divenire nell’opera un canale diretto di sensazione: è luminoso e caldo quando deriva dalle sue radici Persiane e dalla sua terra, la Sicilia; diviene colore interiore e riflesso quando racconta un’esperienza concreta, emersa dai luoghi altri e profondi che il pittore abita e dai quali trae ispirazione. I soggetti dei quadri sono manichini tenuti in gioco dai fili mossi dall’artista demiurgo, o architetture che poi sono corpi oppure scenografie che recano il senso del costruire, dell’edificazione della civiltà e della storia. Ancora sezioni di esseri che comprendono la quarta dimensione, un meta-cubismo come racconta lui stesso ne “il Manifesto”, che ha in se la fusione di più stili; dal surrealismo alla metafisica, passando per il cubismo che diviene il trampolino per una grande evoluzione futura. I soggetti metafisici, si accompagnano a quelli della vita nella sua Sicilia; scene di mestieri antichi, luoghi d’incontro, poesie di paesaggi… Tutto ciò è rappresentato attraverso la forza del colore; pennellate cariche di materia riempiono come tessere di un mosaico le sue composizioni, conferendo ai suoi quadri quel movimento e quella vita che son figli delle sensazioni dell’artista. Nell’opera di Ramon non ci sono fughe, è radicato nel suo tempo e ne è figlio, riesce a riproporlo e a raccontarlo in maniera sempre nuova e originale, accompagnato dalla paterna eredità del 900’: Matisse, Dalì, Mirò, Picasso, De Chirico. Ramon con i suoi 23 anni rappresenta una promessa concreta nello scenario della prossima arte contemporanea, la sua giovane età che coesiste con una non comune maturità stilistica, aprono lo spazio per una concreta crescita che potrebbe lasciare il segno.


Alessandro Ingafù Del Monaco

Alessandro Ingafù Del Monaco

La prima frase che ho pensato, quando ho visto per la prima volta, le creazioni di Ramon è stata la stessa che è scritta sul frontespizio del Teatro Massimo di Palermo “L’arte rinnova i Popoli e ne rivela la vita”.

Ramon Hamidi mi è stato presentato da un fraterno amico, e iniziando a dialogare con lui è emersa una forza interiore non indifferente che determina un carattere forte e deciso, ma un’amarezza verso la vita, oscura notevolmente l’apparire del giovane imbrigliando in questa fitta coltre il suo essere.

La massima libertà di espressione molti artisti di fama mondiale, la trovano nella propria arte, registi cinematografici o teatrali, musicisti, scrittori ed anche Ramon nell’arte della pittura, come tutti loro, ha la completezza espressiva, di critica e a volte ammonimento, verso la Società che in modo astratto, ci attanaglia, ci obbliga, ci condiziona, ci annienta e noi quasi inconsapevolmente diventiamo automi dediti alla rincorsa dei beni materiali e fautori della distruzione dei valori morali della vita. Questo ragazzo di appena ventuno anni ha un cuore che io personalmente definisco uno scrigno, nel quale sono custoditi gelosamente i sentimenti e i valori morali che fanno di Ramon un vero uomo e un grande artista.

Le sue opere mi sono piaciute molto perché, ammirandole più volte, hanno suscitato in me una profonda riflessione spirituale che scaturisce in un’analisi soggettiva e comportamentale verso il mondo che mi circonda e la società di cui faccio parte e mio malgrado non condivida.

Credo in conclusione, che la società ha bisogno di artisti analitici come Ramon che con la sua pittura riesce a trasmettere a tutti, rispecchiando fedelmente la sua anima, quei sentimenti innovativi che possono trasformare il nostro mondo in un mondo migliore. Esorto tutti ad apprezzarlo e valorizzarlo in maniera obiettiva e coscienziosa.

Massimiliano Sciortino

Critica da prof.Massimo Sciortino


Nella Pittura di Ramon il segno compie un ruolo caratterizante

rendendola immediatamente riconoscibile, la sua scomposizione dei

volti allude alla complessità umana; Il giovane artista indaga sulle

difficoltà sociologiche denunciando facili consumi, falsi miti ed

aberrazioni, esso attinge la forza con cui esprime il suo surrealismo

etnico dalle radici lontane non solo per tempi e luoghi ma sopratutto

per cultura.

Antonino Cammarata

Tra l’occidente ed il medio oriente si colloca un pittore che esprime il suo superbo stile che funge da trait d’union tra le due culture.

Le sue opere evidenziano il male di vivere che affligge l’uomo che abita in una società che produce una massa di informazione e di tecnologie che bersagliano la mente umana rendendola improduttiva.

Osservando i suoi quadri si evince un disagio dell’uomo provocato dalla prigionia delle proprie idee le quali sono vittime del bombardamento causato dal gigante - società.

Il disagio dell’uomo pone l’accento sulle parti che costruiscono il tutto, dal momento in cui la società è composta da uomini, il disagio sociale e psicologico dei medesimi si ripercuote su tutti .

Le sue opere rappresentano una ribellione allo status-quo e grazie a tale ribellione è possibile ri-svegliare le coscienze da un lungo sonno che le rende sterili e quasi ipnotiche.

Le creazioni artistiche di Ramon suggeriscono la nostra mente nel pensiero scandaloso di essere uomini, in un contesto di mondo quasi morto che alla deriva vorrebbe riemergere.

Alfredo Riccardo Oneto

Manfred Tichy